XXXII Congresso Nazionale SICP: Cure palliative e libertà di scegliere, la via più umana nella fragilità
Il Congresso SICP ha ribadito un punto fondamentale: le cure palliative non sono la medicina della fine, ma la medicina della persona.
In un sistema sanitario dominato da tecnologie e interventi sempre più invasivi, le palliative ricordano che curare significa prima di tutto ascoltare, alleviare, accompagnare.
XXXII Congresso Nazionale SICP, Riccione 20-22 Nov.

Sono l’alternativa etica alla medicina ipertecnologica: non prolungano il corpo biologico a ogni costo, ma proteggono la qualità della vita, rispettano i valori dell’individuo e riconoscono la sua dignità anche nella fragilità.
Al centro c’è il diritto all’autodeterminazione, sancito dalla Legge 219/2017: ognuno può decidere quali cure accettare e quali rifiutare, anche quando non potrà più esprimersi. Il testamento biologico nasce proprio per questo: permettere alla persona di restare protagonista delle proprie scelte.
Nel dibattito su disponibilità e indisponibilità della vita, le cure palliative rappresentano l’equilibrio più alto: non anticipano la morte, ma impediscono che la vita sia trasformata in sofferenza inutile o accanimento.
In poche parole:
la medicina deve aiutare a vivere bene, non semplicemente a vivere più a lungo.
Le cure palliative e le DAT sono gli strumenti più umani e più moderni per garantire una vita piena, rispettata e accompagnata fino all’ultimo.

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