Le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) sono espressioni della volontà di una persona maggiorenne e capace di intendere e di volere riguardo ai trattamenti sanitari futuri, nel caso in cui non sia più in grado di autodeterminarsi.

Attraverso le DAT, è possibile esprimere il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari.

Le DAT possono essere redatte per atto pubblico, scrittura privata autenticata o scrittura privata consegnata personalmente presso l’ufficio di stato civile del comune di residenza o presso le strutture sanitarie delle regioni che hanno adottato la gestione telematica della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico. Le DAT possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano la comunicazione per persone con disabilità. Le DAT sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

Le DAT e la pianificazione condivisa delle cure: strumenti diversi, stesso obiettivo

Le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) sono un atto volontario con cui ogni persona maggiorenne, in piena capacità di intendere e volere, può esprimere in anticipo le proprie volontà in merito a trattamenti sanitari, per il caso in cui un giorno non fosse più in grado di comunicare o decidere autonomamente.

  • Accettare o rifiutare specifici trattamenti sanitari futuri;
  • Indicare i propri orientamenti e valori in ambito di cura e qualità della vita;
  • Nominare un fiduciario, cioè una persona di fiducia che rappresenti e faccia rispettare le proprie volontà.

Le DAT non si redigono “nel momento della crisi”, ma quando si è lucidi e consapevoli, come forma di responsabilità verso se stessi e verso chi ci sta accanto. Consentono ai medici di agire nel rispetto della volontà della persona e ai familiari di essere sollevati dal peso di decisioni difficili.

Spesso si fa confusione tra le DAT e la pianificazione condivisa delle cure (PCC), ma si tratta di strumenti distinti, anche se complementari.

  • Le DAT sono unilaterali e preventive: si redigono quando si è sani o comunque capaci, senza che vi sia una diagnosi specifica, e valgono per il futuro.
  • La pianificazione condivisa delle cure, invece, è un percorso clinico-relazionale previsto dalla stessa Legge 219/2017, rivolto a pazienti affetti da malattie croniche, progressive, invalidanti o a prognosi infausta. In questo caso, medico e paziente costruiscono insieme un percorso assistenziale condiviso, sulla base della condizione clinica attuale e delle sue possibili evoluzioni.

Entrambi gli strumenti hanno un obiettivo comune: tutelare l’autodeterminazione della persona nelle scelte sanitarie e promuovere un’assistenza rispettosa, proporzionata e consapevole.

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Normativa

La normativa di riferimento principale è la Legge n. 219 del 22 dicembre 2017, “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. Questa legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona, stabilendo che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato dell’interessato.

La legge promuove la relazione di cura e fiducia tra paziente e medico basata sul consenso informato e sancisce il diritto di ogni persona di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo. Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare o rinunciare a trattamenti sanitari, esentandolo da responsabilità civile o penale. La legge prevede anche la Banca dati nazionale delle DAT, istituita presso il Ministero della salute per la registrazione e la conservazione delle DAT. Il Decreto ministeriale 10 dicembre 2019, n. 168 stabilisce le modalità di registrazione, funzionamento e accesso alla Banca dati nazionale delle DAT. La Banca dati è operativa dal 1 febbraio 2020.


Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento.

Il Fiduciario

Chi ci rappresenta quando non possiamo farlo da soli

Quando si redige una DAT, è possibile — e fortemente consigliato — nominare un fiduciario: una persona che ci conosce, ci rispetta, e può rappresentarci nel dialogo con i medici se un giorno non saremo più in grado di esprimerci.

Il fiduciario non è un medico né un tecnico, ma una persona di fiducia: un familiare, un amico, qualcuno vicino a noi, che porta la nostra voce dentro le decisioni cliniche.

Il fiduciario ha un ruolo preciso e delicato, che si articola in tre funzioni:

  • Attestativa: comunica esattamente ciò che abbiamo scritto nella DAT.
  • Integrativa: aiuta a chiarire cosa avremmo voluto in situazioni non previste.
  • Creativa: interpreta con prudenza le nostre volontà, se emergono nuove possibilità terapeutiche.

Non decide per noi, ma fa valere ciò che abbiamo scelto, anche quando non possiamo più farlo in prima persona.

Il fiduciario può essere revocato in qualsiasi momento.
Se non è disponibile o nascono conflitti, può intervenire il giudice tutelare.
Le decisioni mediche restano responsabilità del medico, che però deve ascoltare e considerare quanto indicato nella DAT e dal fiduciario.

Nominare un fiduciario non è obbligatorio, ma è un gesto di grande lucidità e amore:
significa scegliere chi potrà proteggerci quando non saremo più in grado di parlare.

È un modo per non lasciare soli i nostri cari di fronte a scelte difficili.
Per dire oggi ciò che conta, con la garanzia che sarà rispettato domani.

Un atto di libertà, cura e consapevolezza.
Un passo verso una medicina più umana, più giusta, più nostra.

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Cosa sapere della Disposizione Anticipata del Trattamento?

Come prepararsi alla redazione delle DAT.
Redigere le Disposizioni Anticipate di Trattamento è un atto importante e personale. Non si tratta solo di firmare un modulo, ma di un percorso di riflessione, dialogo e consapevolezza.
Ecco alcuni passi utili per accompagnarti nella scelta:


  1. Rifletti su ciò che conta per te
    Prenditi del tempo per pensare ai tuoi valori, ai tuoi desideri e a cosa significhi per te vivere con dignità, soprattutto in una fase delicata della vita.
    Chiediti: quali trattamenti vorrei o non vorrei? Quali condizioni considererei inaccettabili? Cosa è davvero importante per me?
  2. Parla con il tuo medico
    Confrontarti con il medico di fiducia oppure con NOI può aiutarti a chiarire i dubbi, comprendere meglio e valutare scenari futuri ‘realistici’. È anche un’occasione per capire cosa prevede la legge e come funziona l’applicazione delle DAT in ambito clinico.
  3. Scegli una persona di fiducia
    Puoi nominare un fiduciario: una persona che, qualora tu non possa più esprimerti, parlerà al posto tuo e farà rispettare le tue volontà.Può essere un familiare, un caro amico, il tuo avvocato: l’importante è che sia una persona che ti conosce, ti rispetta e con cui puoi parlare apertamente. Raccontale le tue preferenze, i tuoi timori e le tue priorità.
    Puoi anche condividere una lettera personale o guardare insieme un video per avviare la conversazione.
  4. Metti tutto per iscritto: compila le tue DAT
    Una volta che hai riflettuto e condiviso i tuoi desideri, è il momento di rendere ufficiali le tue decisioni.
    Puoi farlo compilando il modulo DAT e consegnandolo:
    • all’Ufficio di Stato Civile del tuo Comune di residenza;
    • a un notaio o a un ufficio sanitario abilitato.Le tue direttive saranno così accessibili al personale sanitario e al tuo fiduciario, se necessario.
  5. Conservale e condividile
    Dopo la compilazione, conserva una copia delle tue DAT in un luogo sicuro. Dai una copia anche al tuo fiduciario e, se lo desideri, ai tuoi familiari. Questo aiuterà tutti a sentirsi più sicuri e a rispettare le tue scelte quando sarà il momento.
  6. Inizia con poco. Ma inizia.
    Ognuno affronta questo percorso in modo diverso. L’importante è iniziare a parlarne, anche con semplicità: magari raccontando cosa ami della vita, o cosa ti fa sentire sereno.
    Non servono risposte perfette, ma piccoli passi sinceri.

Ognuno affronta il processo in modo diverso. Ricordate di essere flessibili e di fare un passo alla volta. Iniziate con poco. Ad esempio, provate a parlare semplicemente con i vostri cari di ciò che apprezzate e vi piace di più della vita. I vostri valori, le vostre preferenze terapeutiche e anche le persone che coinvolgerete nel vostro piano possono cambiare nel tempo. La cosa più importante è iniziare la conversazione.

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